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Saffo

Saffo è la prima voce femminile del mondo classico: nasce ad Ereso, sempre a Lesbo, forse intorno al 630 a.C. Sposa un uomo ricchissimo di nome Cèrcila, da cui ha la figlia Clèide, che compare in un frammento famoso. È miticamente non bella, forse per l’amore infelice il traghettatore Faone, per cui si butta dalla rupe di Lèucade. Il tiaso era l’istituzione in cui esercitava la funzione di educatrice, per preparare le ragazze al matrimonio e alla vita coniugale, tutte allieve di grandi famiglie. La poesia saffica è prevalentemente d’amore, anche se non si discosta dalla funzione paideutica e religiosa. I carmi di congedo, a cui appartiene anche la cosiddetta "ode della gelosia" citata nel Trattato del Sublime, descrivono soprattutto l’allontanamento e il ricordo, in cui compaiono frequentemente elementi cultuali. Quello dell’amore omosessuale è solamente un equivoco, poiché le occasioni e motivi poetici sono molto più vari, che un rifugio di amori intimistici. Gli epitalami sembrano invece rivolti ad un pubblico più ampio, e dunque composti per l’esecuzione corale: ma è presente fortemente anche l’elemento popolare, con scherzi, immagini maliziose, ed apostrofi patetiche. Saffo è fedele, come Alceo, al dialetto locale ed è quasi integralmente omerica.