Versioni Greco - Traduzioni Greco Classico - Grammatica e Letteratura Greca
Omero
Omero è il simbolo dell’attività letteraria di un’intera cultura. È ormai certo che le sue opere siano prima state composte oralmente, poi pubblicate in maniera aurale (per recitazione) ed infine sarebbe avvenuta la trasmissione orale e poi scritta. I suoi sono libri di cultura, cioè ne rispecchiano le componenti religiose, civili, belliche, sociali. Indicazioni bibliografiche ci sono state trasmesse dalle "Vite", prima del testo letterario, il "De vita et poesi Homeri" dello Pseudo-Plutarco, una voce nel lessico bizantino "Suda", nonché un’altra citazione nelle "Storie" di Erodoto. È considerato tradizionalmente cieco, poiché il poeta è sempre veggente, e vede con l'occhio interiore. Le sue due grandi opere sono l'Iliade, sugli eventi degli ultimi giorni del decimo anno della guerra di Troia, e l'Odissea, un νόστοι, il ritorno in patria lungo dieci anni, con una struttura narrativa molto complessa. Se la prima opera analizza la guerra in tutti i suoi aspetti, la seconda conferisce particolare importanza ai motivi geografici. È presente un forte antropomorfismo, una rappresentazione delle divinità con tratti totalmente umani. La lingua utilizzata, composta prevalentemente da dialetto ionico ed eolico, è definita omerica per la particolarità del linguaggio, con uno stile semplice e lineare funzionale alle attese del destinatario. In tutta l’opera prevale l’esametro e la presenza di due leggi ritmiche: il divieto di esatta divisione in due del verso (divieto di pausa dopo il terzo dattilo) e il ponte di Hermann (divieto di pausa dopo la prima breve del quarto dattilo): tutto ciò evidenzia una cronologia del verso certamente precedente all'VIII secolo a.C. La questione omerica nasce nel III secolo a.C. quando ipotizzano due differenti autori per le opere: nel VI secolo a.C. Pisistrato aveva unito in unico corpus i canti epici di Omero. Sulla redazione dell’opera la prima ipotesi è del 1664, con D’Aubigna, cui seguono Vico con "Della discoverta del vero Omero" (1774), Wood e il suo "Essay on the original genius of Homer" (1769) e nel 1795, Wolf con la "Prolegomena ad Homerum", tutte sull’ipotesi di una tradizione orale precedente alla redazione omerica. Le due ideologie principali vedono contrapposti gli analitici e gli unitari: i primi credono ad una redazione differente, come la teoria del nucleo (Hermann), la teoria dei canti singoli (Lachmann), la teoria della compilazione (Kirchhoff), mentre i secondi vendono negli espedienti compositivi e nei richiami a distanza un unico autore, forse Omero. Oggi si crede che vi sia unità, ma non in senso moderno. Fra gli elementi più importanti, i cosiddetti versi formulari identificati da Parry nel 1928 e quelle incongruenze narrative, gli scandali analitici, come il personaggio di Pylaiménes, che muore e risorge e l’episodio del nono libro dell’Iliade, in cui l’ambasceria di Agamennone per Achille, che vede protagonisti Fenice, Odisseo ed Aiace, parla in modo duale.