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Anacreonte

Anacreonte è lontano dall’impegno politico di Alceo, segno soprattutto degli ambienti dove operò e della differente richiesta dell’uditorio: era un poesia finalizzata all’intrattenimento leggero. Nasce a Tei, città ionica dell’Asia Minore, probabilmente intorno al 570 a.C., da cui parte a venticinque anni perché attaccata dal generale Ciro Arpago; fonda dunque una colonia ionica sulla costa della Tracia. Soggiorna presso il tiranno Policrate di Samo e, una volta ucciso dai Persiani, viaggia fino ad Atene presso il figlio di Pisistrato, Ipparco, fino al suo assassinio nel 514 a.C. Dopo una breve parentesi in Tessaglia vi ritorna, celebrato da Crizia, uno dei Trenta Tiranni; tradizionalmente muore in tarda età intorno al 485 a.C. Anche lui è autore di carmi metasimposiali, in cui celebra i simposi. I suoi carmi, molto legati alla tematica erotica, mostrano una ricerca della sorpresa, che ottiene con naturalezza inscenando un rapporto con la divinità. Tipica è una certa sensualità, che purtroppo possiamo parzialmente documentare. Quando parla di personaggi bassi e popolani, si mostra come un osservatore divertito e a volte ironico, come sarà anche il suo pubblico. Anche se non traspare, la tematica politica doveva essere molto presente. Lo stile è strettamente funzionale ai contenuti: usa l’omerismo per conferire un tono parodistico ed ironico.