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Alceo

Grande poeta è stato Alceo, da molti considerato nemico dei tiranni, mentre invece era il semplice oppositore della fazione nemica vincitrice a Lesbo: la sua opera mirava infatti alla coesione del gruppo politico, con una celebrazione interna ed una propaganda contro gli avversari. Lui nasce a Mitilene, sull'isola di Lesbo, alla fine del VII secolo a.C. Quando era giovane sale al potere il tiranno Melancro, appoggiato dai suoi fratelli; in seguito la stessa fazione sarà vittoriosa portando al potere Pittaco. In uno scontro fra Mitilene ed Atene per il possesso del promontorio Sigeo, nei pressi di Troia, abbandona le celebri armi per salvarsi. Alceo ingiuria Pittaco di tradimento, ma dopo il suo governo non si hanno più notizie del poeta: la tradizione lo vuole morto in battaglia. Gli inni aprivano ogni simposio, molto apprezzati dagli Alessandrini, tutti incentrati sulla tematica mitologica. I carmi di lotta, soprannominati στασιωτικά, erano solitamente invettive contro i rivali politici ed esortazioni a combattere: meta principale di questi attacchi era Pittaco. Un discorso a parte si dedica ai frammenti dell’allegoria della nave, nei quali la nave è la città, il mare le vicende politiche, la tempesta le battaglie: sarà un’allegoria fondamentale, apprezzata anche da Teognide, Orazio e Dante. Abbiamo anche carmi erotici, propriamente di amore cantato, in quelli definiti carmi metasimposiali, ossia che trattano del simposio in un canto simposiale. È presente anche l’antisimposio, ossia l’esortazione ad infrangere le regole stesse del banchetto (bere in pieno giorno, gozzovigliare la notte, accompagnarsi con gente indegna), comunque intrecciato alla tematica politica. Alceo ebbe fortuna per lo più in epoca arcaica e classica come fornitore di testi per il simposio.